Il bonsai è, tra le piante ornamentali, sicuramente la pianta più affascinante dal punto di vista storico ed estetico, anche se ha bisogno di molta cura. Il nome bonsai deriva da un termine giapponese che letteralmente vuol dire “piantato in vaso” e, anzi, per essere più precisi, tale nome è costituito da due ideogrammi 盆栽, che rispettivamente significano: “bon” vassoio o contenitore e “sai” educare, coltivare.

La definizione spiega come chi coltiva queste straordinarie creature in vaso, lo fa per educarle a ricreare la natura degli alberi, limitandone però le dimensioni tanto da poterle contenere anche nel palmo di una mano.

I bonsai crescono e vengono coltivate secondo i principi Zen e cioè semplicità, asimmetria e naturalezza e, malgrado le loro ridottissime dimensioni, le piante di bonsai possiedono tutta la vitalità e l’energia contenuta in una pianta ben più grande. Le parti contorte e le parti in legno secco vengono create appositamente per donare alla pianta un aspetto secolare e vetusto.

Tra i consigli di coltivazione c’è quello che un bonsai non deve mai superare i 70 centimetri di altezza e il tronco deve risultare abbastanza visibile e le radici bene in vista con la loro la tipica disposizione a raggiera. Il bonsai va innaffiato ogni qualvolta il terriccio appare secco e asciutto e le foglie devono essere nebulizzate quotidianamente. Secondo una leggenda cinese, la storia del bonsai nasce nel IV secolo d.C., quando Gue-Ming prese la decisione di abbandonare i suoi affari per dedicarsi alla coltivazione di crisantemi in vaso.

Curare un bonsai richiede una grande dose di pazienza e molto tempo a disposizione e soprattutto molta passione, ma se lo si fa con amore il risultato sarà comunque sorprendente e ripagherà tutte le fatiche spese.